Derby da (Coppa) Campioni
A Roma, quella con la Lazio non è mai soltanto una partita. Non lo è per la rivalità che accende le due tifoserie da sempre, non lo è nemmeno per l’agonismo che si crea in quei 180 minuti a stagione e, questa volta, non lo era nemmeno per la posta in palio.
I giallorossi in piena corsa Champions, sperando in un passo falso, poi arrivato, delle altre (sicuramente meno in forma loro) e i biancocelesti, reduci da un cammino importante in Coppa Italia terminato peró con la sconfitta in finale, quella finale che se vinta avrebbe portato un po’ di zucchero in questa stagione amara e la conseguente presenza nella prossima edizione di Europa League. Ironia della sorte, la sconfitta della Lazio in coppa con l’Inter ha reso ufficiale il riscatto di Malen da parte della Roma, aritmeticamente qualificata almeno all’Europa League.
Gli opposti si attraggono
Due stati d’animo opposti a questo punto della stagione e due ambizioni opposte, ma una sola battaglia da giocare, 90 minuti da una parte per provare a continuare la cavalcata Champions mentre dall’altra proprio per infrangere il sogno dei concittadini. Prima di parlare della partita, è importante anche centrare il contesto. Quello di domenica è stato sin da subito un derby discusso, dapprima spicca la scelta della tifoseria laziale di non presenziare sui soliti gradoni della Nord “DIGNITÀ E RISPETTO VALGONO PIÚ DI UN DERBY” recita uno striscione a Ponte Milvio, sponda Lazio; situazione accompagnata anche dalle polemiche su data e ora che hanno coinvolto la lega e il Tar nei giorni precedenti. Sarri si era ripromesso di fare come i suoi tifosi e non presentarsi se si fosse giocato la domenica alle 12 proprio per lanciare un segnale, Gasp invece avrebbe giocato “a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno”.
La cronaca della partita, Roma mai in discussione
La partita inizia subito dopo un abbraccio sorridente tra i due allenatori, in campo c'è agonismo ed equilibrio, 6 tiri a 4 nel primo tempo per i giallorossi e un primo tempo, appunto, che mette in risalto quella che sará la chiave del match: i calci piazzati. Pronti via, all’ 8’ Pisilli mette dentro una palla per Malen che, complice di una deviazione, colpisce di testa, Furlanetto non fa rimpiangere l’assenza di Motta causa infortunio e si fa trovare pronto. Niente di troppo interessante fino al 32’ quando Basic batte un corner da destra, mischia sul primo palo, il pallone va sul fondo a sinistra di Svilar, cosi come un minuto dopo, quando la Lazio attacca con tre uomini ma la conclusione di Noslin va fuori.
La partita si sblocca soltanto qualche minuto dopo, sempre da una palla inattiva battuta da Pisilli da sinistra per Gianluca Mancini, uomo derby, che svetta in area e colpisce per l’1-0, 60 metri di corsa e inchino sotto la Sud per lui che quei colori li sente davvero dentro.
Sempre piú Roma, chiude il primo tempo con un’occasione di Hermoso di poco fuori e lo riapre con Malen che al 62’ protegge bene palla e dopo un rimpallo favorevole conclude in porta con una semi acrobazia che peró non vale il raddoppio.
Qualche minuto dopo Dybala sfiora la rete con una punizione da destra, solo corner per lui. Corner che risulterà decisivo proprio con l'argentino alla battuta da sinistra che mette in mezzo la palla per il secondo stacco di testa di Mancini, salta a zona la difesa della Lazio ma non basta. 2-0 Roma.
Come da tradizione si accendono gli animi e dopo una mini rissa il derby si conclude in 10 contro 10, rossi per Wesley e Rovella. Ultimi 20 minuti di prevalenza giallorossa con la partita già indirizzata e con Furlanetto ancora impegnato in un paio di parate.
Finisce cosi un derby che può dire tanto per il futuro della Roma, così come il prossimo mercato. Nonostante l’addio di Stephan El Shaarawy, a lungo ringraziato dai suoi tifosi e le voci sul possibile addio di Dybala, i giallorossi si trovano in quarta posizione, complice anche un passo falso decisivo della Juventus e basterà battere al Bentegodi un Verona già retrocesso nella prossima (nonché ultima) giornata di campionato. Adesso il futuro dipende da loro, la Champions è sempre piú vicina.
A cura di: Mauro Ambrosini