Juve, notte fonda a Marassi: la crisi bianconera non ha fine

Juve, notte fonda a Marassi: la crisi bianconera non ha fine

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Redazione di Zona
ott 29, 2026 • 2 min read

La sconfitta per 2-0 contro il Genoa certifica e conferma le difficoltà di una Juventus priva di idee, anima e carisma. A un anno dall'arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina bianconera, la Juventus si ritrova all'ottavo posto in classifica con soli 14 punti in 9 giornate e distante 11 punti dalla vetta.

A preoccupare maggiormente, però sono l'atteggiamento e le fragilità mostrate dai bianconeri. Quella di Marassi è la terza sconfitta nelle prime nove di campionato, ma sul campo non vengono lasciati solo i 3 punti, ma soprattutto viene a meno la fiducia nel progetto di Luciano Spalletti.

Un anno di Spalletti: la crisi di un progetto ormai accantonato?

Il 30 ottobre 2025 Luciano Spalletti iniziava la sua avventura sulla panchina della Juventus, raccogliendo l'eredità di Igor Tudor che era stato esonerato dopo un inizio di campionato molto simile a quello attuale. L'obiettivo era di restituire ai bianconeri un'identità chiara, che sembrava ormai smarrita.

I primi mesi dell'allenatore toscano sono molto positivi, con tanti risultati utili e una credibilità finalmente ritrovata. Su tutte ricordiamo la partita stoica dei bianconeri in quel di San Siro contro l'Inter, dove nonostante la sconfitta, gli uomini di Spalletti erano aggressivi e soprattutto davano l'impressione di essere un gruppo unito e coeso.

Qualcosa poi si è inceppato nella seconda e ultima parte di stagione, dove i risultati delle ultime giornate hanno portato i bianconeri a chiudere al sesto posto e a mancare l'obiettivo della qualificazione Champions, ridimensionando tutto l'entusiasmo dei primi mesi.

La questione centrale sembra essere l'identità e il carattere della Juventus, perchè le recenti prestazioni e soprattutto le recenti dichiarazioni di alcuni giocatori e dell'allenatore stesso puntano sempre il dito sulla mancanza di carattere di molti singoli all'interno dello spogliatoio. Lo stesso Spalletti sembra aver ormai perso definitivamente la rotta della sua ciurma e la ricerca disperata di aggrapparsi al cambio modulo come soluzione suona tanto di ultima spiaggia per provare a risollevare la baracca.

La fiducia della dirigenza c'è, ma inizia a tentennare e il ciclo Spalletti potrebbe essere giunto al capolinea.

La responsabilità dei giocatori: la mancanza di juventinità e voglia dello spogliatoio

Dopo una sconfitta del genere come sempre il primo a subirne le conseguenze è l'allenatore. Le scelte, i cambi e la mancanza di compattezza nel gruppo sono tutte colpe gravi di Spalletti, ma le ultime prestazioni hanno messo in evidenza anche e soprattutto i grandi limiti individuali dei bianconeri.

L'involuzione mostrata in questa stagione da tanti giocatori è preoccupante, uno su tutti Pierre Kalulu. A Marassi l'ex Milan ha commesso l'ennesimo errore di una stagione finora disastrosa, per non parlare di Andrea Cambiaso che sembra quasi essere indisponente quando scende in campo. Ma anche Bremer, Mckennie e Kolo Muani che dovevano essere le certezze e i capisaldi dei bianconeri stanno cadendo in un vortice di negatività senza precedenti.

Le parole pronunciate da Spalletti nel post-partita sono un chiaro allarme e fanno preoccupare. Perchè se il tecnico afferma che è mancata voglia, grinta e carattere e soprattutto non sa se la sua squadra riesce a dare più di così, allora la questione va decisamente oltre alla parte tattica.

In questa Juventus non c'è voglia di vincere, non c'è disponibilità al sacrificio per il proprio compagno, insomma mancano tutte le basi di un gruppo unito e che lotta per l'unico obiettivo, la vittoria.

Adesso arriva il match contro il Napoli di Allegri, che potrebbe rappresentare una svolta in un senso o nell'altro, ma la cosa certa è una: la Juventus ha bisogno di ritrovare se stessa ancor prima dei risultati.

A cura di: Federico Piersanti