Più nero che bianco: che fine ha fatto il "Fino alla Fine"?

Più nero che bianco: che fine ha fatto il "Fino alla Fine"?

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Redazione di Zona
ott 19, 2026 • 3 min read

Juventus 0 - Lazio 3. Recita così il tabellone dello Stadium. Una prestazione, quella della squadra di Spalletti, senza testa ne coda, una squadra disordinata, con pochi spunti e per lunghi tratti senza personalità. Alla Lazio sembra essere bastato scendere in campo per portare a casa tre punti pesantissimi.

Le recenti prestazioni non erano state delle migliori, ma anche il tecnico toscano, nonostante il pareggio a Cagliari, aveva tenuto a sottolineare quanto i bianconeri avessero creato in termini di occasioni. In settimana, la conquista dei tre punti a Vigo era stata una buona dimostrazione più per il morale che per la prestazione. Domenica sera, invece, sembra essersi tutto vanificato, ancora una volta. Una Juventus scesa in campo con un atteggiamento davvero troppo sbagliato, molle e disattenta, e non è la prima volta nella storia recente bianconera. Le colpe sembrano essere da dividere, tra squadra e allenatore, ma anche, probabilmente, più tra i piani alti della società. L'emblema di questa squadra sono soprattutto le dichiarazioni post partita. Prima Bremer, in cui parla davanti le telecamere dell'atteggiamento sbagliato dei suoi compagni (tirandosene anche un po' fuori) forse privi di esperienza, e di quanto alla maggiorparte dei nuovi arrivati manchi la personalità per affrontare certe situazioni, di gioco e non. Poi Vicario, anche lui tra i nuovi arrivati, si assume le colpe parlando in prima persona plurale, proprio come dopo la grottesca sconfitta di Sassuolo quando, sempre lui, si era presentato davanti la telecamere, provando a dare delle spiegazioni. Il ruolo di ambasciatore, svolto negli ultimi anni da capitan Locatelli, sta venendo meno dopo il suo infortunio e questo rende l'idea di quanto sia una squadra costruita senza punti di riferimento in campo e fuori.

Forse non servono spiegazioni, o meglio sono proprio queste le spiegazioni: un portiere non più giovane ma nemmeno con una carriera piena di esperienza alle spalle si presenta davanti le telecamere per assumersi le colpe di una squadra con cui gioca da poco meno di tre mesi. Ci deve essere qualcosa che non va in questo. Nessuna ombra di una figura societaria, nessuna ombra di qualche istituzione juventina, soltanto dei giocatori lasciati in balia di loro stessi.

Per quello che riguarda il campo, c'è ben poco da dire, Spalletti insiste con un modulo ed uno stile di gioco che non sembra essere adatto: difesa alta ma spesso distratta e costretta a correre dietro la propria linea , centrocampo senza spessore e troppo disordinato, soprattutto ieri con la prima pessima prestazione di Pape Sarr che in queste ultime uscite non aveva fatto rimpiangere il capitano Locatelli. La trequarti viene sempre schiacciata sulla linea difensiva avversaria e i movimenti senza palla sono praticamente inesistenti, la garra del solito Nico che lotta più di tutti non basta. Non basta nemmeno appellarsi alle giocate dei singoli, come la doppietta di Zhegrova con il Sassuolo. Servirebbe sicuramente più fantasia per giocare in un modulo che prevede un fantasista puro in mezzo al campo, cosa che - per la cronaca- la Juve non ha. La pochissima produzione offensiva bianconera si vede soltanto negli spunti degli esterni, che solitamente provano a creare superiorità numerica sulle fasce, ma con la Lazio hanno ottenuto soltanto passaggi sbagliati o cross lasciati scorrere sul fondo. Difficile creare pericoli quando non ci sono abbastanza inserimenti all'interno dell'area di rigore. Poi la questione centravanti: Kolo Mauni ci prova in tutti i modi, sembra essere spesso sul pezzo e in questo inizio di stagione, i timidi ingressi di Woltemade sembrano fargli bene, non è più costretto a giocare a ridosso della difesa ma ha più libertà di movimento, dopo Vigo e dopo la buona prestazione di Cagliari, anche ieri il francese sembrava più a suo agio quando si aggirava dietro un riferimento centrale. Questo però non è abbastanza, poca cattiveria come in occasione della traversa si Cagliari o dello scivolone di Sutalo ieri in fase di impostazione. Non ha, si vede chiaramente, l'istinto da attaccante vero che serve in certe situazioni. D'altronde Spalletti, lo aveva chiesto per tutta l'estate, ipotizzando sicuramente questo possibile scenario ed è stato accontentato solo l'ultimo giorno di mercato con l'operazione in prestito del tedesco.

In cosa può migliorare, la squadra di Spalletti, è sotto gli occhi di tutti. Non si sa, però, come possa iniziare a farlo, tante lacune in varie zone del campo e pochi interpreti per uno stile di gioco che ancora non ha dato i suoi frutti. Atteggiamento rinunciatario già ad Ottobre ma intanto la stagione continua e i bianconeri sono sempre più in ritardo sotto tutti i punti di vista. Il motto recita "Fino alla fine", bisogna capire però, la fine di cosa?

A cura di Mauro Ambrosini