Italia, tracollo definitivo: i motivi del fallimento e la crisi di un sistema

Italia, tracollo definitivo: i motivi del fallimento e la crisi di un sistema

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Redazione di Zona
apr 02, 2026 • 5 min read

Martedì 31 marzo 2026 si è scritta un'altra pagina nera di storia del calcio italiano. A Zenica gli azzurri hanno compiuto un'autentica impresa e sono stati eliminati dalla Bosnia ai calci di rigore. Questo significa terza consecutiva mancata qualificazione ai Mondiali, che forse rivedremo da protagonisti solo nel 2030.

Il terzo campionato del mondo senza Italia è però il simbolo di un fallimento strutturale e non solo di tutto il sistema calcio italiano. Un declino che va avanti da anni e segnato da troppi errori ripetuti e mai corretti.

Un tracollo che arriva da lontano

La sconfitta di Zenica con la Bosnia è solo uno dei tanti disastri compiuti dal sistema calcio Italia dell'ultimo decennio. Per comprendere il tracollo però bisogna tornare indietro nel tempo.

Dopo la vittoria nel 2006 si è aperto un buco nero fatto di tanti bassi e pochissimi alti. Dal 2010 infatti l'Italia non ha mai raggiunto gli ottavi di finale di un Mondiale nelle sole due edizioni in cui ha partecipato dopo la vittoria. Per non parlare della disfatta del 2018 contro la Svezia e quella del 2022 contro la Macedonia.

Negli ultimi anni la Federazione e il presidente Gravina hanno promesso rivoluzioni e cambiamenti importanti, ma la realtà è che il calcio italiano è rimasto fermo. Ogni promessa di cambiamento dopo un fallimento si sono spesso fermate in interventi minimi e incapaci di riformare il nostro calcio.

La terza eliminazione consecutiva quindi non è solo sfortuna e non è frutto del caso, anzi oggi viene da pensare che l'eccezione sia stata proprio l'Europeo del 2021. Quello a cui noi tifosi italiani stiamo assistendo è solo l'epilogo di una serie di decisioni sbagliate.

Il problema dei giovani e della mancanza di italiani

Un altro nodo fondamentale su cui si poggia il fallimento della Nazionale è proprio la formazione dei giovani talenti e dei nostri vivai. Il problema è sotto gli occhi di tutti da diversi anni, ma nessuno all'interno della Federazione ha pensato ad un cambiamento.

In Italia i giovani vengono educati sin da subito a sviluppare la parte tattica, prima che quella tecnica e del divertimento. Inoltre il nostro ormai è un calcio esclusivamente fisico e intenso e i giocatori in grado di saltare l'uomo si contano sulle dita di una mano.

Non è casuale che tante, ormai troppe, squadre in Italia si affidino al 3-5-2, che possiamo definire come un 5-3-2 mascherato e privo di giocate individuali e di giocatori creativi.

Ma il problema più grande è che i pochi ragazzi che riescono a passare il giro delle giovanili si perdono al debutto nel calcio professionistico. Un problema che, per esempio in Spagna, non avviene.

Allo stesso tempo i club di Serie A puntano sempre di più su calciatori stranieri, a causa dei tanti benefici economici (vedi il Decreto Crescita) ma soprattutto a causa di un mercato di giocatori italiani all'interno del nostro campionato dove vi è una richiesta del cartellino astronomica e inarrivabile per qualsiasi squadra italiana.

Questo squilibrio ha impoverito quindi la nostra Nazionale, che oggi fatica a trovare ricambi all'altezza tolte poche, ormai assenti eccezioni (vedi Palestra e Tonali).

Una crisi tecnica e mentale: ma ci sono anche responabilità dell'allenatore

Ciò che però ha mostrato di più la nostra Nazionale sono stati i tanti limiti tecnici, ma soprattutto anche caratteriali.

E' evidente che sia mancata personalità e continuità nei momenti decisivi e importanti. Anche quando tutto sembrava apparecchiato per una qualificazione ormai inaspettata, l'Italia si è sciolta sotto i colpi di una Bosnia inferiore in tutto, tranne che nel cuore e nel carattere. Proprio gli attributi che sono venuti a meno negli uomini di Gattuso.

Questa fragilità deriva anche dal fatto che questo gruppo non è mai stato abituato a vincere e a giocare partite importanti. I vari Mancini, Cristante, Politano, Retegui, Esposito e se ne potrebbero citare molti altri, non hanno mai sentito sulla loro pelle l'ansia di una partita fondamentale e di livello mondiale.

A Zenica però hanno tradito soprattutto i giocatori più esperti che queste serate le avevano già vissute. Bastoni, che condiziona inevitabilmente la partita con l'espulsione, per non parlare di Dimarco che è sembrato totalmente fuori luogo per l'importanza della partita.

C'è anche lo zampino di Gattuso, però, perchè sono state tante le scelte discutibili del ct: da Bastoni messo fuori ruolo come centrale nella difesa a 3, alla sostituzione prematura di Kean e soprattutto a Dimarco che andava sostituito all'intervallo perchè chiaramente in deficit di personalità ed energie.

Il blocco Inter formato da Bastoni, Dimarco e Barella e il ct Gattuso saranno sicuramente i capri espiatori della disfatta azzurra, che però è ben più grave di ciò che ci viene raccontato.

Il discorso imbarazzante di Gravina: un insulto e una presa in giro al popolo italiano

Le parole di Gabriele Gravina dopo l'ennesima esclusione mondiale dell'Italia sotto la sua gestione, hanno acceso un dibattito pubblico enorme e suonano come una presa in giro all'intelligenza del popolo italiano.

Il presidente ha cercato di ribadire la fiducia dell'operato svolto da Gattuso e Buffon, ma soprattutto ha parlato di crescita della squadra definendo la prestazione contro la Bosnia "quasi eroica" dopo la sconfitta. Parole totalmente fuori luogo e che hanno confermato una dirigenza allo sbaraglio e distante dalla realtà dei fatti.

Inoltre il presidente ha evitato di parlare delle dimissioni, dichiarando che "si tratta di una scelta del Consiglio Federale" e ha ribadito la volontà di continuare.

Per terminare il suo raccapricciante show, Gravina ha inoltre dichiarato che il calcio è uno sport professionistico, mentre gli altri sport in cui l'Italia sta ottenendo grandi risultati sono "dilettantistici" riferendosi chiaramente alle recenti imprese nel tennis, nel Motorsport e alle Olimpiadi Invernali.

Una conferenza stampa che ha confermato tutta l'incompetenza dei vertici della Federazione Italiana Calcio che probabilmente non è in grado di riconoscere la portata del fallimento.

Ripartire: è davvero possibile o è solo una speranza?

Dopo la cocente eliminazione tutti, da addetti ai lavoro fino ai tifosi, concordano su un punto: serve un cambiamento radicale all'interno del sistema. Ma come fare e cosa significa davvero?

Le proposte sono molteplici: da un maggiore investimento nei settori giovanili, ad una riforma dei campionati, per concludere con un cambiamento del sistema calcio in Italia e dei membri all'interno della Federazione.

Tuttavia il rischio rimane sempre il solito, ovvero che il tutto si traduca in parole senza però conseguenze reali e concrete. Il passato recente insegna che ogni fallimento è stato sempre seguito da promesse di rivoluzione, puntualmente disattese. Servirà quindi un cambio di uomini, ma soprattutto di idee e mentalità.

Il terzo Mondiale consecutivo mancato è certamente il punto più basso mai toccato dalla storia della Nazionale italiana e ormai non è più frutto di sfortuna o di episodi isolati, ma il risultato di anni di incompetenza e di mancanza di innovazione.

Oggi ci troviamo a fare i conti con una realtà impensabile fino a 10 anni fa e soprattutto per le nuove generazioni si apre un solco di tristezza e rassegnazione che fanno male e che rischiano di allontanare bambini e ragazzi dal rettangolo verde.

Oggi non si tratta più solamente di tornare a qualificarsi, ma di capire come ricostruire una situazione che ormai da anni è drammatica e che ha cancellato l'Italia dall'elite del calcio mondiale ed europeo.

A cura di: Federico Piersanti